Mindfulness e Hygge

Recentemente mi sono trovata tra le mani un bel libro che parla di “Hygge” quel sentimento di casa, di intimità, di essere al sicuro e circondati da tutto ciò che ci fa sentire noi stessi, che è tipicamente danese. L’anno scorso mia figlia ha trascorso un semestre scolastico in Danimarca e alcuni termini – alcune piccole abitudini e modi di fare – sono passati da lei a me e rimasti impressi nella memoria come qualcosa che posso adottare anche nella mia vita. Qualcosa che ha senso anche per me, verso cui la mia sensibilità è spontaneamente attratta.
Trovo anche che il concetto di hygge e la pratica di Mindfulness abbiano degli aspetti in comune, forse è proprio per questo che lo trovo familiare e interessante…

L’autore del libro (che si intitola “Hygge, la via danese alla felicità”), Meik Viking, è direttore dell’Happiness Research Institute di Copenaghen. Si tratta di un centro di ricerca che si occupa di analizzare la qualità della vita e il grado di benessere delle popolazioni e il suo direttore ci racconta quali sono gli ingredienti per ricreare il senso di hygge, che pare essere una sorta di approccio filosofico alla vita tipico della Danimarca. Parentesi: anche mia figlia, che ha vissuto lì per un po’, conferma che questo modo di vivere sia una specie di marchio di fabbrica danese, soprattutto nel periodo invernale.
Dopotutto la Danimarca, secondo il World Happiness Report 2017, pubblicato da Sustainable Development Solutions Network (Sdsn) è una delle nazioni più felici del mondo, assieme ai paesi scandinavi o nordici in generale.
Queste classifiche si basano su sei fattori: il prodotto interno lordo pro capite, la speranza di vita, la libertà, la “generosità”, il sostegno sociale e l’assenza di corruzione nel governo o negli affari.
Gli Stati Uniti, campioni di libertà (a modo loro) e di ricchezza, sono quattordicesimi. A me risulta che ci siano comunque 40 milioni di americani con problemi di stress cronico e difficoltà a gestire le molte aspettative che la vita mette loro di fronte. “Difendere” la libertà deve essere stressante.
L’Italia è in posizione 48.
Comunque.
È curioso come la felicità e la possibilità di sentirsi liberi ma anche protetti, al sicuro, riconosciuti per quello che siamo, siano collegati fra loro. Che sono anche alcuni dei fattori su cui si lavora quando si fa Mindfulness.

Credo anche di aver fatto un ulteriore collegamente sotterraneo, tra hygge, Mindfulness e il concetto di “Quiet room”: dove hygge è piuttosto sovrapponibile a Quiet room, quando è inteso come spazio intimo e caldo in cui stare con se stessi in semplicità.
In verità, nel concetto di hygge convivono anche altri aspetti, come quello sociale di condivisione tra un gruppo di persone che stanno bene insieme – tra cui c’è affetto e complicità. In effetti sappiamo di per certo che stare in buona compagnia, sentirsi accettati e riconosciuti, rilascia ossitocina nel nostro sistema, un neurotrasmettitore ci fa sentire bene (per ridurlo al fattore biochimico).

Leggo nel libro in questione che per creare un senso di hygge sarebbero necessarie alcune condizioni, che di solito si realizzano in casa, come il trovare un angolo sicuro e confortevole in cui potersi rilassare, decorarlo con una candela accesa o delle coperte soffici, dove poter trascorrere un po’ di tempo di qualità, leggendo o riposandosi.
Mi sembra di capire che una delle chiavi per creare questo ambiente “quiet” sia quello di aggiungere elementi che creano intimità, ma anche di togliere il superfluo e tornare alla semplicità. La luce, il calore, la buona compagnia – anche quella di se stessi.
Che è anche un suggerimento della Mindfulness: provare a ricreare un luogo in cui incontrare ciò che siamo, al di là delle costruzioni, dei ruoli, degli strati di “dover essere” che possono distrarci da ciò che ha significato.

Decidere di fare un pisolino, durante queste feste, invece di tuffarsi nel vortice dei negozi; preferire la compagnia di poche persone che amiamo davvero, piuttosto della folla; dedicare un po’ di silenzio a noi stessi, invece delle canzoni di natale in loop un po’ ovunque.
Forse anche un po’ di natura (come una passeggiata in un bosco) credo sarebbe molto hyggelig/quiet, e magari possiamo decidere di creare le condizioni per concedercela.
E spegnere il cellulare o la tv può aiutare a stare nel momento presente; ci fa rallentare e assaporare. Ci fa vivere in modo più autentico.
È hyggelig gustare una tazza di tè caldo come quando facciamo mindful eating – con tutti i sensi ben aperti a captare ogni più piccola sfumatura sensoriale. È hyggelig anche ascoltare il suono della pioggia (o il silenzio soffice della neve) quando cade, o il sibilo del vento in una giornata di brutto tempo. Essere consapevoli dell’odore delle lenzuola pulite quando rifacciamo il letto o quello dolce e un po’ caramellato di una fetta di panettone quando lo condividiamo alla fine del pranzo di Natale.
In una Quiet room un po’ hyggelig possiamo abbassare la luce e il volume, possiamo accogliere chi amiamo (anche noi stessi, per esempio) a braccia aperte, come quando ci esercitiamo a fare spazio al cuore, con tutto quello che ha da raccontarci.
E forse da lì nasce la felicità: dal fatto che possiamo darci tempo e spazio; possiamo coltivare la fiducia nella nostra possibilità di ascoltarci. Ed essere grati per ciò che scopriamo, qualsiasi cosa sia.
Rimanere connessi con le persone che amiamo e vivere bene il tempo che abbiamo a disposizione.

Per concludere questo strano post (che sotto sotto parla di Mindfulness), vi lascio uno stralcio del discorso di Bob Kennedy (18 marzo 1968, tre mesi dopo veniva ucciso in campagna elettorale) sull’inadeguatezza del PIL come indicatore del benessere (e quindi della felicità) delle nazioni economicamente sviluppate. Giusto come ulteriore riflessione sul senso più profondo di un periodo come questo natalizio, sul valore delle cose piccole e semplici e sul senso che ha riprenderci la nostra vita, con consapevolezza. Nessuno può farlo al posto nostro, secondo me è il nostro compito più importante.

“ (…) Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi.
Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta”.

6 thoughts on “Mindfulness e Hygge

  • Questo post su hygge e la connessione con mindfulness e Quiet Room è una candelina accesa, trasmette tepore. Grazie e buoni spazi di silenzio interiore nel frastuono.

  • … uso le tue parole: “la mia sensibilità è spontaneamente attratta” per riassumere quello che succede in me quando leggo i tuoi articoli… e riga dopo riga mi ritrovo in buona compagnia nella mia Quiet Room interiore.
    Grazie.

    • Elisa Quietroom Elisa Quietroom

      27 dicembre 2017 at 10:17

      ciao Massimo caro, mi fa molto piacere che ci sia una eco e che questa eco crei armonia. È così che funziona una Quiet room 😉
      un bacione, buon anno nuovo!!

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