Lo zaino zen

Prendi un persona abituata alle comodità cittadine, portala su un sentiero scosceso e polveroso, vestila con scarponi pesanti e rigidi e falla camminare per ore prima di arrivare a un rifugio, dove il letto e il menù non si scelgono.
Abbiamo sufficienti dati per pensare che questa persona avrà un prevedibile crollo nervoso e che molte maledizioni saranno associate al momento in cui si è accettato un tale invito a camminare.
Eppure, credetemi o meno, c’è da affrontare un’esperienza se possibile peggiore: lo zaino.

Uno zaino è uno zaino!

Lo zaino da escursione è quel peso che siamo disposti a portare sulle nostre spalle.
Lo zaino non è un semplice contenitore all’interno del quale inserire oggetti personali,
È uno specchio, impietoso e reale sulla nostra capacità di capire cosa effettivamente può essere indispensabile e cosa possiamo permetterci di non avere appresso per qualche giorno.
Nella mia piccola esperienza di accompagnamenti escursionistici, ho realmente visto molti casi e su ognuno dei quali si potrebbe riflettere a lungo.

Ci sono oggetti che sono riusciti ad entrare negli zaini, quali ad esempio:
. Sfigmomanometro (ebbene sì, il misuratore di pressione arteriosa con la pompetta)
. Libri da leggere con copertine rigide
. Piumini invernali per escursioni estive
. Asciugacapelli professionali con diffusore
. Una cornice con la fotografia del cane da mettere sul comodino (inesistente nei rifugi alpini).

Non è veramente mia intenzione suscitare facile ironia sulle umane passioni o debolezze, ma cercare invece di riflettere insieme sui nostri attaccamenti.

Per camminare agevolmente nei boschi (e nella vita) la soluzione è la leggerezza.
Possiamo “lasciare andare” la maggioranza delle cose a cui siamo legati, anche perché questo ci metterà nella condizione del viaggiatore leggero e nell’apertura alla condivisione col nostro “compagno di cammino”.
Infatti, la radice della parola “compagno” deriva da “cum panis” e cioè “colui che mangia il pane con un altro”, quindi condivide il cibo, ma anche le cose che possono diventare utili nel cammino (bastoncini, acqua, cappelli, occhiali, ecc.).

E come si fa uno zaino (zen)?

“Fare lo zaino” è quindi un rito che richiede spazio, silenzio, concentrazione.
È un esercizio di essenzialità, ricerca del frugale a colpi di sottrazione.
1. Disponi sul tuo letto o sul pavimento della stanza tutto quello che pensi di portarti sulle spalle.
2. Svuota i cassetti e scegli gli indumenti per valutarne il peso. Abbiamo armadi sempre troppo grandi e troppo pieni…
3. Preparati dunque a trascorrere il tempo del tuo viaggio con gli stessi abiti, che diventeranno vissuti e un po’ logori sotto il sole o la pioggia, ma sceglili con cura, perché saranno la tua divisa.

Non ci vorrà molto per capire che fare uno zaino, che sia per tre giorni o per una settimana cambia ben poco.
È una questione matematica: se pesi 60 chili, non ne puoi portare 20 senza guastare l’esperienza del cammino. Un semplice modo per valutare il peso finale dello zaino è quello di considerare intorno al 15 % del peso corporeo. Quindi se si pesa intorno ai 70 chili, consiglio uno zaino non superiore ai 10 – 11 chili. Se sono di meno, ancora meglio: siamo già sulla via della leggerezza.

Una delle tradizioni millenarie legate al famoso Camino di Santiago in Spagna, riguarda l’usanza di portarsi nel proprio zaino, sin dalla faticosa prima tappa pirenaica, “qualcosa di pesante”.
Tradizionalmente si porta da casa un sasso per deporlo ai piedi della Cruz de Hierro, nei pressi di Ponferrada, una piccola località della Castiglia, che si trova a oltre 450 km dall’inizio del Camino.
Invece del sasso, qualcuno porta un oggetto di valore affettivo, una foto, un pendente, un libro, un ricordo.
Al compimento della metà dell’intero cammino, deporre la pietra è davvero una grande soddisfazione e forse quello che si toglie dallo zaino non è solo un peso dalle spalle…

Buon cammino!
Daniele Monti

* Quiet room è anche mindful trekking: periodicamente vi proponiamo camminate in montagna ad esplorare la natura. Lo faremo in modo consapevole, senza fretta e con frequenti soste a contemplare noi stessi, il nostro respiro e la meraviglia che ci circonda. A breve la prossima proposta autunnale…


Su di me:
Amo accompagnare persone su sentieri, montagne e condividere esperienze e pensieri.
Amo farlo con passione per la montagna che ci ospita, per i sentieri in salita, per gli orizzonti con cime da raggiungere.
Senza competizione, senza bisogno di arrivare, ma godendo sempre del “qui ed ora”.