Tre modi per stare nell’oscurità

Nei giorni di fine 2020 e inizio 2021 ho offerto un paio di momenti di pratica gratuiti su Zoom, che ho voluto dedicare ai nostri “inverni interiori”.
Sarà perché eravamo vicini al solstizio d’inverno, momento in cui sono maggiori le ore di buio rispetto a quelle di luce; o forse perché tutti noi stavamo (e stiamo ancora!) attraversando un ennesimo periodo di lockdown proprio durante le feste di Natale – fatto sta che l’argomento mi sembrava appropriato.
Non è sempre facile affrontare gli inverni interiori, ma a quanto pare capitano e a volte ci trovano disponibili a fare fronte al momento difficile; a volte un po’ meno. Durante questo secondo periodo di esilio forzato per esempio, io mi sono sentita un po’ scarica e affaticata da un anno già molto complicato.
Ricordo che mentre ho affrontato il primo lockdown di marzo 2020 con un misto di incredulità e preoccupazione – ma tutto sommato con un’attitudine attiva; questo secondo giro di giostra mi è sembrato meno spaventoso ma tanto più faticoso, proprio perché ha richiesto ancora pazienza, ancora fiducia, ancora resistenza.
Ci sono almeno tre modi per affrontare questo senso di spossatezza e perdita di energie che arrivano assieme ai momenti di buio: accettare la dormienza; imparare a stare con lo spiacevole; accogliere il non conosciuto.
I tre verbi che ho usato la dicono lunga sull’attitudine di fondo: accettare, imparare, accogliere. E tutti e tre sono colorati di una tinta gentile e amichevole. Vediamo come.

Accettare la dormienza

Accettare la dormienza ha a che fare con i nostri periodi di incubazione e di “letargo”. Anche noi esseri umani attraversiamo momenti in cui non abbiamo molto da dire o da offrire al mondo. Proprio come gli animali, esattamente come le piante, abbiamo bisogno di sospendere le attività e ritirarci per raccogliere le energie.
La respirazione rallenta, la crescita si arresta, l’attività si riduce al minimo. Forse per capire meglio possiamo prendere come esempio un albero. Possiamo scegliere un albero che ci piace e che ci ispira e usarlo come esempio e come maestro.
Almeno a questa latitudine ad un certo punto dell’anno lascerà cadere le foglie, ed entrerà in una fase più silenziosa di dormienza.
È un po’ come quando ci sentiamo esausti e un po’ frastornati, incapaci di avere chiaro cosa fare e come muoverci e siamo alla ricerca di un modo per fermarci (a volte non è così semplice prendere la decisione!) e per raccoglierci. Ora sappiamo bene tutti quanti che non si può sempre andare “in vacanza” da noi stessi e dalla nostra quotidianità, benedetto lockdown, quante cose ha da dirci…
Quello è un buon momento per prendere rifugio nel manifestarsi organico di ciò che siamo e rinunciare.
Rinunciare a “tenere le luci accese”, rinunciare ad insistere, rinunciare ad aggiungere solo per paura. Siamo abituati a valutarci positivamente in base ai risultati che portiamo a casa, non è semplice a volte rinunciare ai risultati immediati. Alcuni di questi però richiedono più tempo e più spazio interiore: finché non ce lo concediamo – un bel inverno in piena regola, con tutte le scoperte che nel frattempo potremmo fare su ciò che davvero ci nutre e ci soddisfa, non sarà possibile germogliare e fiorire davvero.

Imparare a stare con lo spiacevole

Il secondo modo per riuscire a stare nell’oscurità à imparare a stare con lo spiacevole. Ecco, qui siamo bravissimi ad evitare lo spiacevole, perciò è un punto fondamentale.
Abbiamo imparato strada facendo un sacco di strategie magnifiche per evitare, negare, sminuire, biasimare, aggiustare.
Non c’è niente da fare: qualcosa dentro di noi reagisce immediatamente di fronte a ciò che non ci piace, ciò che non si adatta alle nostre aspettative e noi mettiamo in campo un catalogo infinito di giudizi e sistemi di difesa per rafforzare questo “senso dell’io” che ci pare così prezioso.
Io non lo posso accettare!
Io non capisco come sia possibile!
Io mi rifiuto!
Alzi la mano chi se lo dice almeno una volta al giorno. Fateci caso per favore, è interessante riuscire a registrarlo, è un buon esercizio per conoscersi meglio…
Nonostante le nostre batoste personali, i crolli e le difficoltà, evidentemente questi non ci sono bastati o non sono serviti per renderci meno rigidi e più gentili.
Li abbiamo interpretati come un segnale per indurirci e “fare la scorza” come si dice, e dunque per costruire un sistema di difesa che ci sembra efficace per tenere alla larga lo spiacevole.
Il tutto condito con una serie di ragionamenti e giustificazioni inoppugnabili (è facile pescare degli esempi a sostegno) che ci autoconvalidano.
Succede a tutti.
Vedo per esempio cosa accade al corso intensivo di 8 settimane MBSR con alcune delle persone che partecipano. All’inizio è tutto nuovo, ma poi la faccenda si fa seria: si tratta di sedersi lì da soli con tutta una serie di strane sensazioni fisiche e soprattutto con una mente che commenta incessantemente e fa a pezzi il mondo intero, noi compresi.
Allora ci viene in mente che potrebbe esserci un altro sistema, una strategia meno difficile per sistemare la nostra vita: un’altra “medicina”, un’altra diagnosi, un’altra tecnica, un altro partner, un’altra città, un altro lavoro, un altro divertimento, un’altra società.
Finché non siamo arrivati al fondo, finché non lo abbiamo toccato davvero, finché non smettiamo di pensare che ci sia una alternativa – qualcos’altro che ci salva la vita, qualcuno o qualcosa che ci toglie dalla sofferenza; finché non avremo accettato di prenderci la responsabilità di noi stessi, potremo andare avanti così – a soffrire e a dare le colpe, per sempre.
Ne vale la pena?

Accogliere il non-conosciuto

E poi è molto utile imparare ad accogliere il non conosciuto.
Siamo così proiettati al risultato, così impostati ad ottenere quello che ci sembra giusto e che ci sembra di meritare, che rimanere nel non conosciuto – in una specie di momento di transizione, in quello che ci sembra un limbo, è come un dispetto.
Siamo molto convinti di andare da qualche parte: abbiamo in mente di raggiungere una meta sul lavoro, di ottenere una gratificazione personale, di far fuori gli ostacoli che ci separano da un riconoscimento, di acquisire o rifiutare qualcosa che rappresenta un premio o un ostacolo. Leggiamo l’oroscopo per sapere in anticipo cosa accadrà e preparare le vie di fuga.
La mente cerca di controllare la vita e il suo scorrere incessante; cerca di arginarla e di esercitare un potere che ci fa sentire al sicuro…
E va bene, siamo umani, tutto questo non è male in sé, perché fino ad un certo punto ci aiuta a dare forma ad una realtà che abbia significato per noi. Il problema sorge quando ci sembra di stagnare, di non andare né avanti né indietro. Di non sapere come andrà a finire… allora rimanere sull’orlo delle cose, senza la terra sotto i piedi diventa spinoso. “Stare con quella instabilità – stare con un cuore spezzato, rimanere con quell’incertezza, imparare il trucco di rilassarsi nel mezzo del caos, imparare a non farsi prendere dal panico, questa è la via spirituale” dice Pema Chodron.
E sono proprio le cose che non si risolvono, le parti non integrate, non digerite, che paradossalmente possono invece spingerci a provare un’altra strada, quella di voltarci verso di esse piuttosto che di respingerle, di accettare la sfida di rimanere in equilibrio sopra un mondo veloce e in continuo cambiamento, che noi a volte fatichiamo a comprendere, di riscoprire la gentilezza nelle cose piccole e date per scontate.
Forse allora potremo cominciare ad ascoltare piuttosto che a parlare il più velocemente possibile sopra gli altri, imparare a fare silenzio e metterci in ascolto, in modo che le domande trovino spazio, senza saltare per forza alle conclusioni.
Si dice che una volta un giornalista intervistò Madre Teresa e le chiese: Madre lei parla con Dio? Certo, rispose lei, gli parlo! E cosa gli chiede, Madre? disse il giornalista. Non chiedo nulla a Dio, ascolto e basta, rispose lei.
Davvero? Fece il giornalista – e cosa le dice Dio allora?
Niente, disse Madre Teresa, anche lui non dice niente, ma ascolta.
…E se non lo può capire, concluse lei, io davvero non glielo posso spiegare.

SE OGNI GIORNO CADE

Se ogni giorno cade
dentro ad ogni notte,
esiste un pozzo
dove la chiarezza è imprigionata.
Dobbiamo sederci sul bordo
del pozzo delle tenebre
e pescare con pazienza
la luca caduta
Pablo Neruda

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