La tua vita è in tavola: sul come e perchè sono approdata alla Mindfulness

Dicevamo, come ho fatto ad arrivare fin qui? Perché la Mindfulness? A cosa (mi) serve?

Dunque, dal blog sui miei esperimenti con l’India e con il suo pensiero, eccomi a parlare di Mindfulness e a proporre spunti di riflessione e incontri veri e propri in cui esplorare questa grande, magnifica materia.

Viaggiare fa bene

In effetti, anche se la Mindfulness fa riferimento alle nostre solide e rassicuranti Neuroscienze per verificare e sostenere l’efficacia del suo approccio (lo stesso Jon Kabat-Zinn, fondatore del programma MBSR, è un biologo molecolare), poi però affonda le sue radici nelle pratiche di consapevolezza che vengono dall’India.
Credo perciò di essere arrivata alla Mindfulness come chi prende la strada più lunga o come chi voglia imparare una lingua partendo dalla radice della lingua madre per poi arrivare a quella parlata. Pazienza, non sono mai stata una velocista e questo mi ha permesso di gustarmi un viaggio lungo e lento, dalle origini della culla in cui la Mindfulness è nata fino alle sue applicazioni contemporanee.
Anche questo è un viaggio dunque, che paradossalmente mi riporta a me stessa, come una Ulisse alle prese con il viaggio di ritorno a Itaca. Un viaggio in una India diversa, un’India interiore – che io chiamo India e che ciascuno di voi potrà chiamare come preferisce: è comunque un luogo che ha tutta l’aria di essere “casa”, in qualunque modo la ritroviamo dopo essere stati lontani per molto tempo.

Fare o non fare?

Un’altra ragione molto forte per avvicinarmi alla Mindfulness e decidere poi di intraprendere il corso di formazione per insegnanti, è che questa è finalmente una “pratica”.
Sì, perchè dopo tanto leggere, studiare e ascoltare – dalle filosofie indiane ortodosse e non, al buddhismo, mio grande amore, alla psicologia nostrana – sentivo il bisogno di uno strumento che mi aiutasse a mettere in pratica quello che potevo aver compreso strada facendo. Qualcosa da utilizzare concretamente per essere il cambiamento che avrei voluto realizzare per me stessa.
Che detta così è potenzialmente una fregatura, visto che appena la mente, questa specie di sistema perfetto per cui tutto è possibile, si rende conto che può attaccarsi a qualche scoglio sicuro, ci si butta a corpo morto. Per salvarsi, per non soffrire, per “essere felice”.
Rivolgersi ad una pratica per ottenere qualcosa di preciso, per migliorare entro un mese, per raggiungere uno scopo specifico può essere ugualmente pericoloso, perchè quando lo scopo non viene raggiunto, ci prende la delusione più profonda, ci sentiamo un fallimento oppure diamo la colpa a qualcuno/qualcosa là fuori che ci vuole male.
E allora, come si fa? Come si trova la via di mezzo tra un dire troppo intellettuale e un fare che rischia di trasformarsi in una ennesima illusione?
La strada è tutta da percorrere, insieme. Con alcune cose da sapere:

  1. sapere che la consapevolezza, cioè la Mindfulness, può davvero essere uno strumento di emancipazione (dalla dipendenza, dalla tristezza, dalla paura, dalla rabbia, dalla sofferenza) e che questa cosa si può fare.
  2. sapere che anche questo non è un traguardo, che saremo comunque dipendenti, tristi, impauriti e arrabbiati, ma con un nuovo modo di vivere queste emozioni. Un modo più libero e spazioso, paradossalmente meno dipendente, triste, impaurito e arrabbiato.
  3. sapere che tutto questo è possibile da realizzare da soli, per noi stessi, senza bisogno di tanti intermediari. Conservando la nostra preziosa unicità e la nostra libertà.

E come si fa?
Si impara il non fare, si ritorna al silenzio, si coltiva, si lucida, si ripulisce, si spolvera. E si ricomincia da capo.
Insomma, si ritorna a corpo, mente ed emozioni così come sono, di momento in momento.
E se avrete la pazienza di seguirmi in questo blog, ne parliamo insieme.
Grazie per ora del vostro prezioso tempo e della vostra attenzione paziente. Grazie.

Amore dopo amore
Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro
e dirà: Siedi qui. Mangia.
Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato
per tutta la tua vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,
le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. È festa: la tua vita è in tavola.

Derek Walcott

2 thoughts on “La tua vita è in tavola: sul come e perchè sono approdata alla Mindfulness

  • Bella questa nuova strada, avventura, viaggio, scoperta. Ti seguirò. Grazie per la condivisione.

    • Elisa Quietroom Elisa Quietroom

      17 maggio 2017 at 20:49

      ciao Clara, e grazie del tuo namasté! Anche io seguo te, da lontano, seguo il profumo di India. Grazie di essere passata!

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