Mindfulness e creatività, con 5 suggerimenti

Ho sempre pensato che scrivere (e leggere) sia un modo molto creativo e profondo di esprimere (e comprendere) chi sono.
Da quasi dieci anni scrivo per lavoro, oltre che per me stessa, dato che parte della mia giornata è dedicata al copywriting, ovvero alla scrittura di contenuti in tutte le forme, per conto di una agenzia di comunicazione di Ferrara.

Qualche anno fa dipingevo, e non ho mai smesso di fare mille altre piccole cose creative, come la fotografia, il restauro del legno, il crochet, il disegno, la stampa su stoffa. Insomma, “sono creativa”, e per questo vi propongo qualche riflessione sulla creatività e sulla Mindfulness…
Per cominciare, credo che ognuno di noi sia “creativo” a modo suo. Qualcuno realizza la sua personale creatività in ambiti riconosciuti universalmente come artistici, a volte artigianali – a volte nessuno dei due, ma esprimendosi creativamente in campi che possono appartenere ad altre categorie del fare.
Perciò credo che l’essere creativi riguardi proprio tutti, e ha a che fare con il combinare due condizioni necessarie: la concentrazione analitica, ovvero la capacità di mantenere l’attenzione focalizzata nel tempo in modo logico e lineare (pensiero convergente), e il lasciare che la mente faccia libere associazioni come quando divaga (pensiero divergente).
La combinazione di concentrazione e “distrazione” insieme, dà origine al processo creativo, per il quale entrano in gioco reti neuronali diverse e aree differenti del cervello.

E qui entra in gioco la Mindfulness, che può aiutarci a sviluppare sia l’una che l’altra delle aree di attivazione del cervello, responsabili del processo creativo, oltre – e soprattutto – ad aiutarci ad amare il processo prima ancora del risultato…

Davanti al foglio bianco
Quando devo scrivere un articolo per esempio, quello che faccio è partire dalle informazioni: approfondisco i temi da toccare nel testo, faccio interviste e ricerche e seguo piste diverse, complice l’inesauribile mondo del web. Coltivo la possibilità di perdermi su queste piste, quelle che mi parlano del mio argomento principale, e quelle che da lì partono per dirigersi apparentemente lontano. Mi immergo nell’atmosfera e assorbo il sapore del mondo di cui dovrò scrivere. Lascio che la mente crei collegamenti, alcuni li seguo per un po’ e poi li abbandono, altri li approfondisco.
Poi mollo tutto e mi metto davanti al foglio bianco (allo schermo bianco).
Chögyam Trungpa Rinpoche, un maestro buddhista, sosteneva che la più grande paura degli esseri umani è lo spazio vuoto. E se sei un creativo, sai che la pagina bianca, la tela bianca, il palcoscenico o il pentagramma vuoti rappresentano allo stesso tempo il richiamo e anche il timore di non poterlo riempire (o rappresentare) così come vorremmo.
Come quando compro un altro quaderno nuovo, scegliendolo con cura in base alla copertina e alla qualità dei fogli che contiene, e poi non lo uso, per paura di non essere all’altezza!

L’incontro con quello che non so
Anche la Mindfluness mi pone di fronte allo stesso quesito: come sto di fronte al vuoto? Al silenzio? All’impossibilità di muovermi? C’è uno spazio vuoto, il silenzio, e c’è un minimo di cornice: la posizione seduta e le indicazioni per seguire il respiro. Niente di più.
Cosa succede allora? Come incontro quello che non so?
Nel processo creativo è lo stesso: c’è un perimetro o un confine che non posso superare, dei margini di spazio o di tempo, e c’è la libertà di creare ex novo lo spazio all’interno, di farlo esistere e di far sì che possa esprimere ciò che sono veramente.
Se sono troppo mentale finisce che i pensieri e i ragionamenti mi limitano e creo qualcosa di impacciato e rigido; invece, è quando riesco a mescolare in modo armonioso l’attenzione precisa al lasciarmi andare a ciò che affiora in superficie, che si creano nuove visioni.
Se mi metto a scegliere e a scartare troppo presto, finisce che mi blocco e non so più cosa dire; se entro in un flusso libero e non giudicante di immagini, parole e associazioni, posso attingere a piene mani dal deposito inesauribile di connessioni che sono dentro di me.
Solo in un secondo momento mi dedico a mettere ordine e a scegliere quello che è emerso.

La creatività (e la Mindfulness) è una sorta di campo in cui si incontrano il “dentro” e il “fuori”, ciò che mi colpisce e mi parla e la mia risposta personale all’esperienza che faccio. Quando si crea questa connessione preziosa, dove mi lascio attraversare senza giudizio dal non conosciuto, posso rispondere in modo nuovo e originale a ciò che c’è. E questo può accadere quando smetto di “sapere” e mi apro al non sapere.  
In quel momento sono guidata dalla visione d’insieme rispetto alla cosa che voglio creare, ma sono anche in grado di concentrarmi sui suoi particolari, che emergono da soli.   
Mentre invece quando cerco di ottenere un risultato a tutti i costi, mi può accadere che non riesco a realizzarlo, o che la tensione che vivo mi impedisca di godere di quello che c’è già e che forse non vedo.
Se mi ammorbidisco un po’ e allento la presa sulle aspettative, da un lato riesco ad essere grata per le piccole cose magiche che accadono nel processo (creativo, ma anche nella Mindfulness), dall’altro, sono in grado di accettare che per andare avanti dovrò stare ancora un po’ nel “non conosciuto” – cioè nel momento presente, che forse non corrisponde totalmente ai miei ideali e alle mie aspettative.

Ma dal punto di vista pratico, come si fa tutto questo?
Forse torna utile fissare qui alcuni suggerimenti pratici per entrare meglio nel processo creativo/della Mindfulness come in un flusso da vivere in intimità con se stessi. Puoi utilizzare questi suggerimenti come preparazione al tuo processo creativo “pratico”, in cui inizi a scrivere, dipingere, cucinare o suonare, o qualsiasi altra cosa creativa tu voglia fare:

  1. puoi creare un appuntamento dedicato a te stesso in modo regolare, a cadenza fissa. Può essere una volta la settimana o (meglio) una volta al giorno per dieci minuti, in cui stai solo con te stesso in un posto tranquillo. Può essere anche un angolo di terrazzo o in natura, se c’è bel tempo ed è possibile.

  2. Puoi prenderti questi 10 minuti per sedere, da solo e in tranquillità, oppure puoi camminare senza una meta fissa, anche solo facendo il giro del quartiere.  

  3. Lo puoi vivere come un momento di libertà e di espressione di ciò che sei. Senza nulla di specifico da portare a termine, ma lasciando che questa libertà ti conduca a scoprire e ad esplorare. Se possibile, non fare niente! Lascia che il processo ti prenda per mano, fidati.

  4. Niente connessioni internet, né telefoniche, perché non essere raggiungibili ci permette più facilmente di raggiungere noi stessi.

  5. Puoi condividere in un secondo momento le cose che scopri, se lo desideri e se ritieni che questo arricchisca la tua vita e quella degli altri.